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USA, 2008
regia e sceneggiatura di Andy e Larry Wachowski dall'anime di Tatsuo Yoshida
con Emile Hirsch, Susan Sarandon, John Goodman, Christina Ricci, Matthew Fox
Durata: 135 minuti
Fermi nella regia da ben cinque anni (durante i quali non si sono però risparmiati come sceneggiatori e produtttori) tornano dietro la macchina da presa i fratelli Andy e Larry Wachowski, meglio conosciuti come i creatori della trilogia di "Matrix".
Questo nuovo lavoro è ispirato ad una popolare serie a cartoni animati giapponese (anche se io non la ricordo assolutamente) che ha per protagonista una famiglia di costruttori di auto da corsa, i Racer per l'appunto.
Morto Rex (il primogenito) durante il rally più tortuoso al mondo, Speed (il fratello minore) decide di seguirne le orme e diventare corridore professionista. Quello che ne scaturisce è un edificante ritratto della famiglia felice, sorretta da valori morali incrollabili, inframmezzata da rocambolesce corse automobilistiche condite da un pizzico di spionaggio industriale.
I Wachoski, però, affrontano di tutto con il loro consueto stile: colori saturi alla "Kill Bill vol.1" di Tarantino e tanta, tantissima (direi tonnellate) di computer grafica per ricreare i caleidoscopici giri di pista che prevedono ambientazioni che spaziano da Siena a Berlino passando per il deserto e poi dal il Cervino, ma anche piste che sfidano le leggi di gravità con giri della morte ai limite del possibile e salti mortali nel vuoto. A tutto questo va aggiunta, ovviamente, una regia frenetica in cui tutto si muove e cambia colore nel giro di una frazione di secondo causando un vero e proprio stordimento sensoriale a tratti addirittura fastidioso.
Purtroppo, però, questa festa per gli occhi non basta per salvare "Speed Racer" dalla mediocrità: la nuova pellicola dei Wachowski, infatti, si rivela fredda e calcolata, priva di anima anche nei momenti in cui ci sarebbe dovuta essere, con colpi di scena inesistenti, una sorpresa finale annunciata a metà film e una certa pesantezza di fondo; un esercizio di stile, quindi, neppure troppo riuscito, anche se l'ambientazione pop/kitsch e il montaggio che sfrutta idee tipiche degli anime giapponesi, così come la colonna sonora, funzionano alla perfezione. Da segnalare, infine, la presenza di due personaggi insopportabili: il fratello minore di Speed e la sua scimmia: probabilmente inseriti nel film per rimanere fedeli al cartone animato, si rivelano spesso fastidiosi e imbarazzanti. Vedetelo al cinema solo per il patinatissimo spettacolo visivo che offre: in tv perderebbe senz'altro.
2.5/5